Non riesco proprio a trattenermi dopo avere letto le dichiarazioni fresche fresche del nostro presidente del consiglio, qui e qui.
Questo è un atteggiamento da venditore (per di più imbroglione), che nasconde le cose sgradevoli della merce in vendita. Ma lui deve fare il primo ministro, non il venditore. Inoltre il libro "Gomorra" di Saviano (appena letto) tratta di Camorra e non di Mafia; infine il tacere questo tipo di verità fa solo il gioco della criminalità organizzata, che vuole agire nell'ombra lontano dagli occhi e dalle coscienze.
Spesso ho riflettuto su questa frase, che è mia da sempre, e la trovo sempre attuale parlando con Gabriele (e Riccardo, sebbene sia molto piccolo ancora). Gabriele è alle prime prese con la scuola, incontra sempre delle scuse per dire che una cosa non la sa fare, che è difficile.
Ma quante volte una cosa che ci sembrava difficile, dopo averla studiata e capita, ci è sembrata facile e anche banale?
Nessuna cosa è veramente difficile se la si conosce e la si comprendere. Conoscere è la base per superare sé stessi, per progredire. Conoscere è vivere.
Premesso che esprimo pubblicamente commenti e considerazioni solo su quegli argomenti che ritengo opportuni, non sempre parlo di quelle cose che magari meriterebbero un approfondimento.
Leggendo quanto scrivono le altre persone, ho deciso che non ne scriverò a mia volta quando ritengo che qualcun altro lo faccia in maniera migliore di me, e che il mio contributo non sarebbe significativo.
Sono stato dall'otorino per problemi di udito, e mi ha scoperto una faringite cronica, attiva da chissà quanto. Probabilmente non ne guarirò mai, potrò solamente migliorarne durante l'estate, soprattutto se andrò al mare.
La causa? Per l'otorino con ogni probabilità è l'inquinamento, che nella pianura Padana risulta essere il maggiore in Europa. Mi ha detto che 8 persone su 10 da queste parti hanno la faringite cronica ma non lo sanno. E i bambini sono quelli che subiscono questo più di tutti.
Mi chiedo se devo fare causa a qualcuno, non so, i vari sindaci e industriali, per questi "regali" indesiderati. Forse qualcuno obietta sul benessere che però le industrie porterebbero, sono disposto a fare a meno di parecchie cose, sono certo che un mondo alternativo esiste, e spero che la crisi ci aiuti in questo senso.
Per la mia esperienza personale, chi sa quello che faccio in bicicletta mi compatisce o mi prende bonariamente in giro. Porto pazienza e comunque, essendo nel giusto, proseguo sulle mie due ruote.
Vi riporto qui sotto come era Barcellona nel 1908 (segnalato da Copenhagenize): vi pare brutta? Dal punto di vista della vivibilità e del traffico, Milano a paragone è un inferno. Per parità riporto anche qualche immagine di Milano della stessa epoca.
Talvolta tornare al passato può essere utile e necessario, e la crisi aiuta.
Nota bene: nel video appaiono alcune immagini di "Stazione Centrale". Sappiate che dalla seconda in poi ritraggono la vecchia Stazione Centrale, che sorgeva più o meno in corrispondenza di Piazza Repubblica, lungo il proseguimento di binari provenienti dalla stazione di Porta Garibaldi.
Ci sono dei momenti in cui non scrivo nulla, non esterno considerazioni. In questi giorni sto vivendo uno di questi momenti. Nel mondo e intorno a noi succedono tante cose di cui avrei qualcosa da dire, dagli ennesimi incentivi alle automobili alla guerra nella striscia di Gaza, dai marciapiedi lasciati innevati (mentre le strade no) al fatto che con la neve la bici non frena (cioè nonostante si tenga tirato il freno le ruote continuano a girare)
Il mondo, per come la vedo io, con questo suo errato modello di sviluppo, sta arrivando alla fine della corsa. Non passa giorno che non leggo di come stiamo avvelenando tutto quello che ci circonda, e mi sento tanto impotente. Riesco solo ad arrabbiarmi. Sto prendendo in seria considerazione la possibilità di trasferirci tutti da qualche altra parte, anche se non subito. Si sta bene nella terra della lunga nuvola bianca?
Formigoni mi ha inviato qualche giorno fa una nuova fiammante Carta Regionale dei Servizi (che a me pare identica a quella che avevo prima, sempre della Regione Lombardia, ma tant'è), e considerato che mi spende un po' dei miei soldi per farmi avere dei servizi che, si spera, siano sempre migliori e tecnologicamente avanzati, ho pensato che ne devo fruire anche io. Dai volantini e dal sito si promettono servizi mirabolanti, come per esempio:
consultazione di tutte le prestazioni sanitarie (esito di esami clinici, ricoveri ospedalieri, prestazioni di pronto soccorso);
possibilità di prenotare visite;
elenco di tutti i medicinali prescritti, acquistati in farmacia;
possibilità di pagare presso negozi e su Internet, quando abilitati per la CRS;
possibilità di firmare elettronicamente i documenti.
Mi sono procurato in edicola il lettore di smart card (7,50 €) e, appena ho potuto, sono andato all'ASL di Cernusco L. a farmi rilasciare il PIN (e il PUK). La suocera li ha riscossi una settimana fa, peccato che non siano corretti, forse c'è stato qualche errore all'atto dell'emissione o non mi funziona bene il lettore, e allora proverò con la mia carta per chiarire il dubbio.
Arrivato in ASL scopro che è da parecchi giorni che la stampante è guasta, sotto le feste l'assistenza tecnica dell'ASL di Lecco è carente, per cui non riescono a stamparmi la fatidica coppia di numeretti magici. Cambio ASL, in provincia di Bergamo sono più efficienti, mi rilasciano il PIN subito: sono comunque contento, una pedalata in più non può che farmi bene dopo le abbuffate di questi giorni.
Torno a casa e provo ad usare la CRS. Bisogna dire che per funzionare bene ho dovuto mettere il sito www.crs.regione.lombardia.it tra i siti "trusted" di Internet Explorer. Comunque il collegamento funziona e recupero i miei dati di anagrafica: eh sì, sono proprio io, anche il medico curante associato a me è proprio lui (allora alla suocera hanno proprio dato il PIN sbagliato, ma come è possibile?).
Bene, passo a vedere qualche spesa in farmacia, e scopro che risulta registrato solo un acquisto a giugno: e le altre spese, dove sono? In effetti penso che forse vengono registrate solamente le spese per le quali esiste una ricetta medica, quelle che interessano veramente alla Regione.
Vabbé, andiamo avanti a scoprire la mia cartella clinica, che risulta però desolatamente vuota. Nulla di nulla. E le prenotazioni degli esami che farò a febbraio, dove sono? E la mia piccola operazione chirurgica di qualche giorno fa? Chiamo immediatamente il numero verde e mi risponde una signorina molto gentile (sarà in quel call center siciliano di cui avevano parlato a Report?) che mi informa che, per le prenotazioni, l'unica struttura al momento abilitata è un ospedale a Como, per cui vedo le prenotazioni solamente se le visite saranno svolte là.
Per le prestazioni già erogate, invece, esse sono state registrate nel sistema informativo solo se ho dato la mia CRS all'atto della erogazione della prestazione stessa. Chiedo se l'ospedale sia obbligato a inserirne i dati, e mi rispondono che sono obbligati ad inserire i dati, ma molti istututi comunque non lo fanno. Sono obbligati e non lo fanno, come la mettiamo? La signorina non sa cosa rispondermi (la Regione non fa controlli e non commina pene?) mi dice però che se i dati non compaiono sul sito web della CRS, devo contattare la direzione sanitaria e, protestando, obbligarli ad inserire i miei dati sulle prestazioni sanitarie ottenute. Rimango sconcertato.
Passiamo alla CRS come carta di pagamento. Sul sito non trovo nulla, la brochure mi dice di andare sul sito di www.bancaintesa.it per conoscere gli sportelli Bancomat abilitati ad attivare la funzione. Sarà quasi un anno che Banca Intesa non esiste più, dopo la fusione con Banca San Paolo, comunque il sito della banca non dice nulla, nessun riscontro. Penso che sia un servizio troppo ma troppo avanzato, userò paypal ancora per un po'.
Per l'uso della CRS per la firma dei documenti, penso che dovrò aspettare almeno la prossima dichiarazione dei redditi con l'Agenzia delle Entrate.
Segnalo le cose che più mi hanno colpito nel corso degli ultimi giorni.
Dal sito di cycleliciousness, riporto questo simpatico video promozionale di youtube che illustra alcuni modi per risparmiare diminuendo la propria "impronta ecologica", tra cui spostarsi in bicicletta (il post citato riporta un altro video molto particolare, a mio parere simpatico, da prendere per il verso giusto).
Mi ritrovo molto nei comportamenti lì sceneggiati, soprattutto perché mi sono proprie quattro su cinque situazioni (bicicletta per spostarsi, "palestra" in casa, film in dvd affittati, taglio di capelli casalingo). Peccato solo non avere case come quelle illustrate, così belle, ampie, immerse nel verde ...
A proposito di "impronta ecologica", è di qualche giorno fa la notizia letta dal sito di Repubblica, che ieri 23 settembre è stato l'Earth Overshoot Day, ovvero il giorno in cui abbiamo consumato tutto quello che di rigenerabile la Terra ha prodotto e produrrà per tutto il 2008. Secondo i calcoli della Global Footprint Network, insomma, da oggi andiamo a debito con la Terra e le sue risorse. Ancora una volta mi vengono in mente gli insegnamenti del corso di Teoria dei Sistemi già citati qui, e sulla necessità di arrivare il prima possibile all'equilibrio, pena il collasso. Non sono convinto che chi ci governi abbia la percezione del problema, quello che penso è che se ci salveremo, sarà per un intervento fatto al limite del collasso (quando invece avremmo potuto fare qualcosa quando la situazione non fosse stata così nera), e porteremo cicatrici per lungo tempo. Nel passato qualche collasso è capitato, come sull'isola di Pasqua, e mi chiedo quanto tempo ci rimane ancora prima che l'umanità intera, piegata al servizio dei suoi interessi economici, arriverà all'autodistruzione.
Per finire, una bella notizia dal mondo dell'educazione (argomento che mi coglie sul vivo) è quella che riporta che alcuni corsi dell'università di Stanford sono gratuiti e online. La conoscenza non può essere per pochi, deve essere per tutti, indifferentemente dal livello socio-economico. Una bellissima notizia.
Questo inizio di lavoro mi ha visto in sella alla mia fidata "Spillo viola". Avendo montato il portabiciclette sull'automobile, ho parzialmente risolto il problema di portarmi in giro la bici e i bambini al mattino a scuola. Ecco la mia bici appena fuori dall'asilo nido del piccolo, pronta a raggiungere la stazione. Notare lo zaino con il computer fissato al portabagagli posteriore.
Qui si vede la bici sul treno. Questa foto mi piace particolarmente, perché mi dà l'idea di una grande libertà di movimento pur rimanendo a basso impatto ambientale. La bici è in un vagone passeggeri perché il treno per Milano delle 08:53 da Osnago non ha il vagone predisposto come invece dovrebbe avere, comunque per come la fisso non dà eccessivamente fastidio, perché comunque la gente riesce a giarle intorno e il passaggio non è ostruito.
Questa l'ho scattata pedalando tra la stazione di Porta Garibaldi e la mia destinazione di via Bisceglie (circa 8,5 km): ho cercato di riprendere il negozio di Zanazzi, celebre riparatore e costruttore artigiano di cicli, scoperto da un link di qui. In questo punto via Solari sta per sfociare in piazza Napoli e diventare via Giambellino.
Qui sono arrivato a destinazione, e la bici è legata alla cancellata del mio cliente. Faccio notare che una catena chiude telaio, ruota posteriore (si vede) e sella (non si vede ma c'è un piccolo filo d'acciaio che assicura anche la sella al catenone). Un lucchetto a "U" invece assicura la ruota anteriore al telaio. Sicuramente faccio un po' di fatica a portarmeli in giro, ma spero siano dei deterrenti sufficienti per dei ladruncoli anche un po' attrezzati.
Ecco la bici nuovamente sul treno al ritorno, anche se non nella stessa giornata delle foto più sopra. Avete notato una evoluzione rispetto allo scorso anno (anche se la qualità delle foto del vecchissimo cellulare è pessima)? Ho cambiato entrambi i copertoni (e 1 camera d'aria), ho aggiunto un campanello "dling-dlong" che funziona come quelli di una volta, ho messo una nuova lampada anteriore alla base dello sterzo (togliendo quella a "proboscide" dal manubrio) e una luce posteriore fissata al portapacchi (togliendo quella dalla sella).
Mi rimane una sola cosa da fare: mettere dei parafanghi che mi riparino veramente dagli schizzi, perché quello posteriore quando piove non serve a nulla.
P.S. Il titolo l'ho "rubato" a Giorgio Stagni, che in queste ore sta riaprendo il suo sito web, di cui abbiamo sentito tanto la mancanza. Bentornato Giorgio.
Inizialmente volevo intitolare il post "perché amare la matematica"; riflettendoci, ogni sentimento, amore incluso, è sempre qualcosa di personale, nasce inatteso e le motivazioni hanno sempre dietro qualcosa di non razionale, per cui quello che dirò riguarda me e soltanto me. Da qui, il titolo definitivo del post.
Divertente, non trovate?: la passione per una scienza che fa della razionalità uno dei propri fondamenti, ha una base che con la razionalità farebbe a pugni.
Questo vuole essere il mio personale contributo al Carnevale della matematica, che questo mese viene ospitato da matematicamedie. Non voglio proporre nessuna disquisizione o dimostrazione, a carnevale ogni scherzo vale, vi voglio parlare di come è nata in me la consapevolezza che la matematica sarebbe stata importante per me.
I miei primi ricordi definiti sull'argomento, risalgono alle scuole medie, dico subito che non ero granché, avevo delle difficoltà con le equazioni con le incognite. Lì intervenne il mio papà, mi ricordo che fu una delle volte in cui studiammo insieme, e mi spiegò le regole fondamentali molto pratiche per risolvere le equazioni: es, un numero o l'incognita, passando da una parte all'altra dell'"=", cambia segno, così come potevo moltiplicare o dividere entrambi i membri dell'uguaglianza per uno stesso numero. Solo dopo mi resi pienamente conto delle regole (e dei vincoli) alla base delle operazioni che mnemonicamente avevo imparato, ma intanto non avevo più paura a risolvere le equazioni!
Al liceo scientifico scoprii la geometria euclidea, e ricordo che ripercorrendo le dimostrazioni fatte dai greci (Talete era il mio preferito) dei vari teoremi, rimanevo affascinato. Pensavo: ma guarda un po' che cosa succede quando si scava un po' nelle conseguenze che derivano da premesse apparentemente semplici. Insomma, avevo maturato un po' l'idea che la matematica potesse aiutare a prevedere il futuro. Contemporaneamente mi divertivo un sacco a risolvere gli esercizi di geometria prima, e di matematica poi, perché era esattamente come fare una dimostrazione, in quanto partendo da degli assunti di base, si applicano le regole (e un po' di fantasia) e si arriva a trovare un risultato!
Questa bella scoperta, il fatto cioè che con l'ausilio matematica si possa prevedere il futuro, è stata ribadita nel corso degli anni, con la "scoperta" del metodo scientifico e del fatto che è possibile studiare la realtà attraverso dei modelli: il loro comportamento può essere studiato con l'ausilio della matematica. I modelli, quale idealizzazione della realtà, ci aiutano nella comprensione della realtà stessa.
L'apice della mia passione per la matematica l'ho avuto i primi due anni di università, in particolare negli esami di geometria e meccanica razionale. In geometria scrivevo le equazioni delle coniche e ricordo perfettamente che non vedevo dei numeri, ma la mia mente ci vedeva le loro rappresentazioni grafiche. In meccanica razionale invece ho trovato affascinante la derivazione delle leggi di Keplero sul moto dei pianeti a partire dalla legge di gravitazione universale: mi ha fatto capire tante cose su come si ottengono i progressi nelle scienze, e sul fatto che più i risultati e la conoscenza si divulgano, e più l'umanità nel suo insieme ne trae beneficio.
Ecco, questo è il messaggio che i pochi anni di studio mi hanno lasciato: che il progresso dell'uomo è basato principalmente sul progresso matematico e scientifico (non solo, si intende ...), e che più le nozioni e la conoscenza vengono rese accessibili a tutti, e più si progredisce tutti.
Ho già espresso in precedenza la mia opinione sull'alcol. C'è discussione nel merito, ma per me rimane sostanza tossica, come tutte quelle che privano della libertà: agendo sulle cellule nervose altera i meccanismi della percezione, e priva della libertà di pensiero e di giudizio. Non si è più sé stessi quando si beve, e questo è sufficiente per me.
Pochi giorni fa l'Istat ha pubblicato una statistica sull'uso e l'abuso di alcol. Il dato per me allarmante è relativo all'incremento del consumo di alcol tra i bambini/ragazzi tra gli 11 e i 14 anni. Ma perché? Penso che l'alcol riempia dei vuoti, delle mancanze di qualcuno. Penso che a quella età ci siano troppi bambini lasciati soli con i loro perché e le loro paure, non riescono a dialogare con l'adulto (per colpa dell'adulto), prendono acriticamente i modelli che la società ci propina ("a bere ci si diverte", v. tutti gli spot per esempio), senza il commento critico del genitore, e condividono il modello con i coetanei. Penso che a quell'età si cerca di crescere in fretta perché si ha l'esigenza di manifestare esteriormente quella sicurezza che manca interiormente.
Per quanto mi sforzi, non riesco a ricordare bene come fossi a quella età e che cosa pensassi. Spero solo di essere presente per i miei bimbi, soprattutto quando sarà necessario. Questa sera li ho abbracciati più forte del solito.
Sono stato coinvolto in un meme da Gianluca e Giovanna. Non me ne vogliano ma non rilancerò il meme, anche se rispondo allo stesso perché curioso di rileggermi tra qualche anno (!)
Mi piace:
1. realizzarmi come papà. Per esempio, quando alla sera Gabriele mi chiede di farlo addormentare accarezzandogli la testa. O quando porto i bambini al parco o a fare qualche escursione (sempre troppo poche ...)
2. fare qualcosa per migliorare la società in cui vivo. Lo faccio impegnandomi in prima persona con quello che propongo nei miei post e in qualche link riportato qui nel blog.
3. divertirmi con il computer. Lavorare al computer è quello che so fare (anche se mi piacerebbe fare anche il cuoco e il sarto), e se il mio lavoro non mi divertisse, penso che lo cambierei.
4. stare con la mia Elena (p.s. tanti auguri per l'anniversario 'more mio!)
5. svegliarmi presto al mattino in una giornata di sole. Soprattutto al mare.
6. gratificarmi talvolta con qualche vizietto, tipo una bella porzione di gelato (cioccolato e fragola).
Ci sarebbero altre cose che mi piace fare ...
P.S. ho rallentato un po' i post perché da una parte lavorativamente e familiarmente parlando sono abbastanza occupato, non si vive di solo blog, e Wind ha chiuso prima del previsto il contratto di ADSL. Ne sta arrivando un altro ma ci vorrà qualche giorno.
Per queste festività pasquali, mi sono improvvisato cuoco-casalingo (non dico pasticcere per non offendere la categoria), cimentandomi nella preparazione di una torta alla frutta, con l'insostituibile aiuto di Elena. Sono decisamente invidioso di Giovanna da Lampedusa, non le arriverò mai con il poco tempo che ho a disposizione per queste cose.
Ho preso la ricetta base del pan di spagna, e poi ho guarnito a piacere. Il risultato è un dolce leggero perché senza burro, molto pasquale vista l'abbondanza di uova. La prossima volta devo trovare il tempo di preparare anche la crema pasticcera, che 'stavolta ho sostituito con un budino alla vaniglia.
Ho pensato di illustrare come mi sono organizzato con la mia bicicletta, sperando da una parte di essere utile a qualcuno, e dall'altra di ricevere qualche suggerimento.
Questa è la mia bicicletta, una Bianchi modello "Spillo Viola" di una quindicina d'anni fa. Si conduce molto bene, ma ha il difetto che su certe combinazioni di rapporto (quelli con la catena non parallela rispetto al telaio), sotto sforzo, si batte un colpo, come se la catena saltasse un dente della corona.
Come deterrente ai più comuni tipi di furto (intera bici, ruota anteriore, sella), ho dotato la bici di alcuni meccanismi di sicurezza. Innanzitutto, ho un lucchetto in una spessa corda d'acciaio, che però uso meno perché si può recidere facilmente con l'opportuna cesoia. Ho inoltre un secondo lucchetto, in cui la catena è fatta di una alternanza di piccoli cilindri e sfere, molto resistente alla rottura: porto entrambi i lucchetti avvolti attorno al manubrio, badando che non impediscano la sterzata. Infine, ho pure un lucchetto a "U", il più resistente tra tutti, che porto agganciato al tubo del cannotto della sella (v. foto).
Quando parcheggio, assicuro il telaio e una ruota ad un elemento fisso (cancellata, rastrelliera, palo), utilizzando il lucchetto a "U". Con l'altro lucchetto invece assicuro la seconda ruota al telaio o ad un altro elemento fisso, infilando anche il cappio del cavo d'acciaio che assicura la sella (v. foto). Purtroppo rubano tutto quello che è possibile portare via, e la sella e la ruota anteriore sono soggette ai furti per la facilità con cui si possono estrarre.
Le selle da corsa non sono idonee per l'utilizzo pendolare, le trovo troppo sottili per essere usate con dei pantaloni normali senza rinforzo. Ho fatto allora montare una sella molto comoda e relativamente morbida, con la quale faccio anche dei percorsi abbastanza lunghi senza difficoltá. Per essere ben visibile soprattutto di sera, ho predisposto un fanale anteriore a luce bianca e una luce rossa posteriore, alimentati da una dinamo, in modo che quando servano siano sempre disponibili. Ho sempre trovato eccessivamente pesante girare con la dinamo in funzione, ma quella di cui è dotata la mia Spillo è veramente leggera. Per trasportare la borsa del lavoro, ho fatto montare il portapacchi posteriore. In un negozio specializzato ho comprato gli idonei elastici, e con essi fisso la borsa del lavoro (il computer) al portapacchi.
Io e questa bicicletta saliamo sui treni regionali della Lombardia, con destinazione Milano. Talvolta è più difficile del solito viaggiare, perché nonostante ci sia il vano destinato alle biciclette, esso è chiuso o non agibile. L'ultima volta, il 13 Dicembre, sul 19:29 da Monza per Lecco, ho avuto anche la possibilità di chiedere al capotreno di aprirlo, e mi ha risposto che la porta non si riusciva ad aprire. Che tristezza.
Con l'autunno a pieno regime, sui blog che seguo leggo apprezzamenti sulla stagione. Ad eccezione dei suoi splendidi colori (ma non sempre e non dappertutto), a me l'autunno non piace essendo l'anticamera dell'inverno. Le giornate si accorciano, gli alberi perdono le foglie, non si può uscire per il freddo, in famiglia ci si ammala, il mondo sembra perdere vita anche se so che si sta riposando per la prossima bella stagione.
A me piace la primavera di Maggio. Mi piace la mattina presto, con il sole che occhieggia appena nato tra le foglie di un albero; mi piace l'aria frizzante, l'assenza di traffico e il canto degli uccelli. Mi piace quando mi sveglio perché ho tutta la giornata davanti a me.
Mi piacciono le cose definite, con la loro funzione chiara. Gli orologi mi piacciono perfettamente rotondi, con le tacche dei minuti ben chiare e leggibili.
Ecco, se proprio proprio potessi scegliere, mi piacerebbe passare autunno e inverno su quell'isola meravigliosa che ho conosciuto in viaggio di nozze (ma certo, con tutta la famiglia!).