
È talvolta difficile, da mamma e papà, stabilire che cosa consentire e non consentire.
In famiglia ci siamo riproposti di stabilire delle regole e di farle rispettare. Per esempio, «si mangia a tavola tutti insieme». Oppure «ognuno dorme nel proprio letto».
Ma certe volte è veramente difficile capire dove la regola deve fare posto all'eccezione. E nella mia vita ho capito che una regola non è tanto buona se non contempla almeno una eccezione.
'Stanotte Gabriele, come talvolta capita, si è svegliato, e questa volta si è alzata Elena per l'assistenza: giro in bagno per fare pipì, un sorso d'acqua, e via ancora a nanna.
Gabriele però non ha voluto sapere di riaddormentarsi nel suo letto. Piangendo diceva «Voglio andare nel lettone!». Ho sentito i suoi passi nudi sul pavimento lasciare la mamma e venire verso di me, sveglio nel mio letto. Mi volto verso di lui che entra nella stanza, e lui si ferma.
Sa che sta per violare una regola, e allora è incerto, combattuto. Si ferma davanti a me, e piangendo di un pianto spezzacuore che solo i tuoi figli sanno fare, indicando con il suo indicino il lettone, dice «Voglio dormire nel lettone. Sotto quella coperta lì! Al caldo!». In una notte afosa come quella trascorsa, l'espressione "al caldo" ha chiaramente un altro significato.
Con grande sollievo per me, Gabriele rompe gli indugi e aggirando il letto, si corica di fianco a me. Lo lascio lì qualche minuto in attesa che si calmi, poi lo raccolgo e lo trasporto nel suo letto. «Papà, stai un po' con me? Non te ne andare». Rimango qualche minuto sdraiato con lui nel suo letto, sostituendomi alla sua mamma. Si riaddormenta e io riguadagno il mio letto.